La Storia di S.Sabino - Comitato Feste Patronali San Sabino

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La Storia di S.Sabino

Cenni Storici
CENNI STORICI SU SAN SABINO
PATRONO E PROTETTORE DI TORREMAGGIORE

Sabino nacque a Canosa di Puglia (Ba) il 1° Agosto del 461 sotto il regno di Leone 1° a Costantinopoli.
Egli discendeva da una nobile famiglia romana dei Sabini ed occupava a Canosa un ruolo di primissimo piano sia per nobiltà, agiatezza e autorità.
Sabino studiò presso la scuola di San Probo, Vescovo di Canosa dove raggiunse un alto grado di bontà e rivelò un’intelligenza acuta tanto da essere additato dal Santo maestro all’ammirazione del Papa Gelasio I°.
Presso tale scuola Sabino non solo acquisì una profonda saggezza di Governo della Chiesa, una profonda conoscenza delle Sacre Scritture, una larga sapienza di vita e degli uomini, un diplomatico di altissimo livello, ma soprattutto si sentì irresistibilmente chiamato al sacerdozio.
Fu così che fu ordinato Sacerdote nel 486 da San Probo nell’antica Chiesa Cattedrale di San Pietro in Canosa di Puglia.
Ordinato sacerdote, Sabino si distinse subito per il forte spirito di preghiera e poi su quello della carità.
Egli, infatti, meditando la Parola di Dio e recependo il Suo insegnamento, si dedicò ampiamente alla carità distribuendo tra i bisognosi il frutto delle sue estese ricchezze e portò sollievo agli orfani e protezione alle vedove.
Nel 514 all’età di 53 anni Sabino fu eletto Vescovo di Canosa di Puglia succedendo in quella sede a S. Memore.
Quanto più alto si vedeva costituito, tanto maggiormente si dimostrava umile e benevolo.
Come Vescovo intraprese una energica attività pastorale. Visitava gli orfani, si applicava alle Scienze e alle Arti, pubblicava trattati di Teologia e Morale, riscattava i prigionieri, nutriva i poveri, gli orfanelli, fondava ospizi e ospedali. Fu inoltre un infaticabile e audace evangelizzatore.
La predicazione fu la sua principale attività e fu perciò definito come uno dei più grandi oratori del suo tempo. Il suo apostolato non fu ristretto nella cerchia di una città o di una regione, ma si estese a tutta l’Italia.
Il nostro Santo fu anche un restauratore ed un edificatore di Chiese poiché era convinto che in esse si doveva onorare Dio e formare le anime al Suo Amore e al Suo Servizio.
Fra le tante Chiese edificate e restaurate ricordiamo:
- la Chiesa dei Santi Medici Cosma e Damiano a Bitritto;
- la Chiesa di S. Giovanni Battista;
- una Chiesa intitolata al SS. Salvatore, ecc.

Infine l’attuale Duomo di Canosa non sarebbe altro che un’antica Chiesa fatta costruire da San Sabino e intitolata alla Beata Vergine.
San Sabino fu anche un tenace difensore della giustizia e della libertà tenendo presente che gli anni attorno al V° e VI° secolo furono gli anni più drammatici e sanguinosi della storia. Infatti, durante le invasioni barbariche, quando le popolazioni erano spesso trascinate nella miseria e nella morte, San Sabino ebbe modo di distinguersi per spirito di Carità, di Giustizia e di Libertà.
Anche di fronte al feroce Totila Re dei Goti seppe distinguersi per il suo forte spirito profetico tanto da risparmiare dal ferro e dal fuoco la Città di Canosa.
Il nostro Santo merita di essere ricordato anche perché fu un forte diplomatico della Vera Fede tanto che Papa Agapito nel 535 la scelse come capo di una Delegazione destinata a Costantinopoli per trattare presso l’Imperatore Giustiniano I° questioni di indole religiosa riportando un brillante successo che fu quello di restituire alla Santa Sede di Roma il diritto di consacrare i Vescovi della Chiesa orientale.
Nel 540, all’età di 79 anni, Sabino divenne completamente cieco e non gli venne meno la lucidità della mente né il vigore della volontà divenendo sempre di più il punto di riferimento costante per le numerose popolazioni che si strinsero attorno a Lui.
Il 9 febbraio del 566 dopo quasi 80 anni di sacerdozio e 52 di episcopato, Sabino, di 105 anni rendeva l’anima a Dio.
L’ultimo periodo della sua vita fu sottoposto a durissima prova: vecchiaia, la cecità, la minaccia di Totila, il tentato avvelenamento da parte del suo Arcidiacono che aspirava a prenderne la successione.
Tutto riuscì a superare perché su Dio poggiava incrollabilmente la sua fiducia e la sua speranza.
Una folla sterminata accorse da tutte le parti, assieme al Clero, accompagnò la salma del Santo all’ultima sua dimora.
La sua tomba fu ed è meta di innumerevoli schiere di pellegrini poiché i Santi anche dopo morte continuano a vivere su questa terra nella memoria e nella venerazione dei popoli che da loro attingono luce e forza per vivere secondo Dio.

 
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